Reddito di Cittadinanza: è possibile il sequestro della carta per chi non dichiara lavori "in n


Con il varo del Reddito di Cittadinanza, per contrastare i potenziali "furbetti", sono state introdotte misure dissuasive per eventuali malintenzionati, tra cui un corredo di sanzioni penali


In particolare, all'art. 7 del DL 4/2019 si sanziona con una pena da due a sei anni di reclusione "chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all'articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute". Il secondo comma della citata disposizione punisce invece con la reclusone da uno a tre anni "L'omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio".


Oltre alle sanzioni penali eventualmente comminate all'esito del processo, secondo l'orientamento inaugurato con le sentenze della Cassazione penale nn. 5289/2020 e 5290/202 è possibile inoltre il sequestro preventivo della carta anche se il lavoro in nero non dichiarato non faccia venir meno i requisiti per l'ammissione al RdC.


Secondo i Giudici di Piazza Cavour, infatti, si tratta di reati di pericolo che si configurano a prescindere dalla indebita percezione economica, per il sol fatto di dichiarare il falso alla Pubblica Amministrazione per l'ottenimento di un beneficio economico in violazione dei requisiti di trasparenza e solidarietà su cui questo si basa.


Sulla scorta del precedente ragionamento, è stato pertanto confermato il sequestro della carta a due coniugi beneficiari del RdC in seguito all'accertamento del lavoro il nero svolto dal marito, la cui paga settimanale tuttavia non avrebbe permesso loro di sforare il tetto massimo di 9.360 euro per l'ottenimento del reddito di cittadinanza.

(Fonte: il Sole 24 Ore, 11 Febbraio 2020).

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